La Città delle Arti e delle Scienze di Valencia è uno di quei luoghi che non si visitano soltanto, ma si attraversano con lo stupore negli occhi.
Non è solo un complesso architettonico, né un’attrazione turistica da spuntare sulla lista.
E’ il momento esatto in cui Valencia ha deciso di guardare al futuro, senza dimenticare chi era.
La prima sensazione, appena arrivi, è quella di essere finita dentro un film di fantascienza.
Tutto è bianco, curvo, riflettente. L’acqua amplifica le forme, il cielo si specchia ovunque e ti senti piccola, ma curiosamente a casa.
Una storia che nasce da un fiume che non c’è più
Per capire davvero la Città delle Arti e delle Scienze bisogna fare un passo indietro.
Dove oggi sorgono l’Hemisfèric, il Museo delle Scienze, l’Oceanogràfic e il Palau de les Arts, un tempo scorreva il fiume Turia.
Nel 1957 una devastante alluvione colpì Valencia.
Fu una ferita profonda, ma anche l’inizio di una trasformazione radicale: il fiume venne deviato e il suo vecchio letto si trasformò, negli anni, in uno dei parchi urbani più belli d’Europa.
Negli anni ’90 arrivò l’idea più ambiziosa: creare uno spazio dedicato alla scienza, alla cultura e all’arte, qualcosa che potesse rappresentare una nuova identità per la città.
A firmare questo sogno futuristico fu Santiago Calatrava, architetto e ingegnere valenciano, con il contributo di Félix Candela per l’Oceanogràfic.

La Città delle Arti e delle Scienze non è solo edifici, ma simboli
Ogni struttura della Città delle Arti e delle Scienze ha un’anima e un significato.
- L’Hemisfèric, con la sua forma a occhio, sembra osservarti. È l’occhio della conoscenza: cinema IMAX, planetario, proiezioni che ti fanno sentire minuscola nell’universo.
- Il Museo delle Scienze Príncipe Felipe è un enorme scheletro vivente. Qui la scienza non è mai noiosa: si tocca, si sperimenta, si gioca.
- Il Palau de les Arts Reina Sofía sembra una nave spaziale pronta a decollare. È il tempio della musica e dell’opera, sospeso tra acqua e cielo.
- L’Oceanogràfic è il più grande acquario d’Europa e, forse, il più emozionante: un viaggio attraverso tutti gli ecosistemi marini del pianeta.

Ma la vera magia è fuori, negli spazi aperti. Camminare qui è già un’esperienza, anche senza entrare in nessun edificio.
Curiosità che rendono il luogo ancora più affascinante
- Il bianco abbagliante degli edifici non è solo estetica: riflette la luce e dialoga continuamente con il cielo valenciano.
- Molti valenciani, all’inizio, erano scettici. Oggi la Città delle Arti e delle Scienze è uno dei simboli più amati della città.
- Di notte cambia volto: luci, riflessi sull’acqua e silenzio la rendono quasi irreale.
- È uno dei luoghi più fotografati di tutta la Spagna, ma dal vivo è impossibile da catturare davvero in una sola immagine.

Il mio modo di viverla
La Città delle Arti e delle Scienze non è un posto da visitare di corsa, ma un luogo da attraversare lentamente.
Sedersi su un muretto, guardare l’acqua ferma, osservare le persone che passano, fa capire una cosa: questo spazio non è solo architettura, è vita quotidiana.
Valencia qui racconta la sua parte più coraggiosa.
Quella che ha trasformato una ferita in bellezza, un fiume in un sogno, e ha scelto di guardare avanti.
Ed è impossibile non sentirsi, anche solo per un attimo, parte di quel sogno.










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