Aspetto la chiamata dell’ospedale.
Il telefono può squillare da un momento all’altro, e questo tempo sospeso sembra infinito.
Ogni giorno mi sveglio con la stessa domanda: sarà oggi?
Non sono mai entrata in sala operatoria.
Non so bene cosa aspettarmi: la luce fredda, i camici, i macchinari… e quell’istante in cui dovrò affidarmi completamente, chiudere gli occhi e lasciare che siano altri a prendersi cura di me.
Solo a pensarci sento un nodo allo stomaco.
Questa volta però non posso tirarmi indietro.
Mi toglieranno l’utero e le ovaie: un passaggio importante, inevitabile, che porta con sé paure ma anche tanta speranza.
So che lo faccio per me, per stare meglio, per liberarmi di ciò che da mesi pesa sul mio corpo e sulla mia vita.
E mentre l’ansia cresce, cerco un appiglio.
Lo trovo ricordandomi il perché: questo intervento è la strada verso la serenità, verso una nuova leggerezza.
E lo trovo soprattutto pensando a chi mi vuole bene.
So che ad aspettarmi e a starmi vicino ci sará il mio fidanzato, pronto a stringermi tra le sue braccia.
Mia sorella e i miei genitori… appena aprirò gli occhi, troverò i loro sguardi, i loro sorrisi, le loro mani a stringere la mia.
Non sarà facile, lo so.
Ma ripeto a me stessa come un mantra:
“Lo faccio per stare meglio. Chi amo mi sta aspettando.”
E questa frase diventa la mia forza, la mia ancora, la mia piccola luce in mezzo all’incertezza.
Perché la paura c’è, è inutile negarlo, ma insieme alla paura c’è anche la speranza.
E io voglio scegliere di guardare avanti.











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