Ci sono giorni in cui sento il bisogno di allontanarmi da tutto.
Dal rumore, dalle scadenze, persino da me stessa.
E in uno di quei giorni, ho trovato la Caletta di Lerici.
Non c’erano cartelli, né folla, solo un piccolo sentiero tra due case, e poi una discesa lunga e ripida, fatta di quasi 400 gradini che si snodano tra silenzi e promesse.
Il mare laggiù sembra chiamarmi già dalla prima curva, mi accompagna con il suo blu profondo, ogni passo più vicino, ogni respiro più ampio.
È una fatica che ha il sapore dell’attesa, ma so che sto entrando in uno spazio sospeso, un rifugio segreto del Golfo dei Poeti.

Il Golfo dei Poeti
La Caletta di Lerici si nasconde tra i borghi più suggestivi del Levante ligure: Lerici, San Terenzo, Tellaro.
Luoghi che hanno ispirato scrittori e poeti, da Byron a Shelley, per la loro bellezza struggente, le scogliere che si tuffano nel blu e la luce che accarezza tutto come un velo d’ambra.
Camminare in questi luoghi è già poesia, ma la Caletta è la strofa finale, quella più intima. Un angolo nascosto, selvaggio, difficile da raggiungere. E proprio per questo ancora più prezioso.
Nessun rumore, se non quello delle onde e del vento tra gli scogli.
Una Liguria meno nota, più vera, che ti entra sottopelle.
Una Liguria che sa di tropici
Quando arrivo alla fine della discesa, il mondo cambia.
Davanti a me si apre un paesaggio che ricorda la Thailandia: rocce selvagge, acqua cristallina, un faraglione che si alza come un guardiano silenzioso del golfo.
È tutto intatto, puro, la spiaggia è piccola, raccolta.
Qui si viene per stare, per respirare davvero.

C’è una liana che pende da un ramo, come nei film.
Oscilla piano nel vento, come se anche lei sapesse che questo posto va vissuto con lentezza.
È raro trovare un angolo così, dove la natura sembra aver deciso di lasciarsi guardare senza difese.
Le ore migliori? Quelle del mattino presto, quando il sole bacia la baia con una luce dorata e la spiaggia è ancora tutta da vivere.
Un respiro sullo scoglio
Mi siedo su uno scoglio, davanti al mare, e respiro.
Un respiro profondo, lungo.
Ascolto il vento tra i capelli, il rumore delle onde, il sole che mi scalda le braccia.
È lì, in quel momento, che sento l’aria della libertà, quella vera.
Quella che non ha bisogno di passaporti né di voli intercontinentali.
Mi basta essere qui, con me stessa, in silenzio.

In lontananza qualcuno passa in canoa. È uno dei modi migliori per arrivare fin qui, via mare, lasciandosi guidare dalla costa frastagliata e dalle piccole grotte che fanno capolino tra le rocce.
Ma io resto ferma, perché questo è uno di quei luoghi che si amano in punta di piedi.
La Caletta di Lerici è una bellezza che non si racconta
La Caletta non è un luogo da mostrare, ma un luogo da proteggere, da portare dentro. Perché mentre il mondo corre, mentre tutto urla, lei resta lì, incastonata tra roccia e mare, a ricordarmi che la bellezza ha bisogno solo di spazio e tempo.
E ogni tanto, anche noi.
La prossima volta che avrò voglia di scappare lontano, mi ricorderò che a volte il paradiso si trova proprio dietro casa.
Basta solo avere il fiato per scendere, il cuore per sentire e la mente per fermarsi.











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