Il treno correva lungo la costa, rasente agli scogli, e ogni curva era un respiro trattenuto. Fuori dal finestrino, il mare: calmo, immenso, argentato dalla luce del mattino.
Non ero mai stata davvero alle Cinque Terre, ma avevo la sensazione di conoscerle da sempre.
Come quelle storie che ti raccontano da bambina e che, anche se non le ricordi bene, ti restano dentro.
Scesi alla stazione con il cuore leggero, l’aria profumava di salsedine e rosmarino, e una luce quasi dorata accarezzava le case colorate incollate alla roccia.
In quel momento, capii che questo viaggio non sarebbe stato fatto di grandi eventi, ma di dettagli, di lentezza, di occhi aperti e passi corti.
Corniglia
Per raggiungere Corniglia ci sono 382 gradini da salire.
E io li ho fatti tutti, uno a uno, con calma, fermandomi a ogni curva per guardare il mare che si apriva alle spalle.
Corniglia non ha un porto, sta in alto, tra le vigne e il cielo e forse è proprio per questo che sembra custodire qualcosa di segreto.
Mi sono seduta al tavolino di un piccolo bar, con un caffè stretto tra le mani e il vento che mi scompigliava i pensieri.
Davanti a me, i filari ordinati delle vigne e il mare che sembrava respirare piano.
Non parlava nessuno, non suonava nulla, solo il silenzio, interrotto ogni tanto dal ronzare lento di un’ape.
Ed io lì, ad imparare a stare ferma.
Vernazza
Vernazza ti accoglie come una carezza improvvisa.
I vicoli stretti, le barche tirate a riva, i bambini che corrono scalzi tra le lenzuola stese. Camminavo senza fretta, lasciando che fosse il profumo del basilico a guidarmi.
Fino a una panetteria minuscola dove ho comprato una focaccia calda, appena sfornata.
Ho mangiato seduta su un muretto, le gambe a penzoloni sul porticciolo.
Accanto a me, una signora anziana mi ha sorriso. “Ti piace?” mi ha chiesto, e poi ha iniziato a raccontarmi dei suoi figli, del marito pescatore, dei pomodori che coltiva ancora sull’unico fazzoletto di terra che ha.
Non avevo bisogno di parlare, bastava ascoltare.
Perché ogni parola profumava di mare e di vita vera.
Manarola
Manarola mi è apparsa come una cartolina bagnata di sole.
Le case arroccate, la chiesa che svetta, le scalette che si arrampicano tra i muri colorati. Ho preso un sentiero tra le vigne, seguendo i muretti a secco coperti di licheni, tra ciuffi di finocchietto selvatico e grappoli ancora verdi.
Mi sono seduta su una panchina vista mare, il vento sapeva di uva e sale, i pensieri hanno iniziato a sciogliersi come nodi al sole.
Non c’era fretta, non c’era meta, solo un corpo che cammina, e un’anima che finalmente si ferma.
Riomaggiore
A Riomaggiore sono arrivata quando il giorno lasciava spazio alla sera.
Le barche erano ormeggiate come bambini addormentati, e dalle cucine salivano profumi di fritto e limone.
Ho ordinato un cartoccio di calamari e un calice di vino bianco, seduta su un muretto con vista sul mare.
Le luci si accendevano piano, una alla volta, le onde chiacchieravano sotto i piedi, e io ascoltavo.
A volte serve solo questo: un bicchiere, una brezza leggera, e la sensazione che tutto sia esattamente dove deve essere.
Monterosso
L’ultimo borgo, il più ampio. Monterosso è il respiro lungo dopo la salita.
È sabbia sotto i piedi nudi, è il tempo che si stende al sole.
Ho passeggiato sul lungomare, tra coni gelato e risate di famiglie in vacanza.
Mi sono seduta vicino agli scogli, con i pantaloni arrotolati e le caviglie in acqua.
Il pranzo è stato semplice: acciughe marinate, pane croccante, un altro bicchiere di bianco.
Ma la semplicità, lì, era una forma di lusso.
Di quelli che si ricordano anche a distanza di mesi.
Cinque Terre: il lusso di rallentare
Ogni borgo mi ha lasciato qualcosa: una parola, un sapore, un gesto gentile.
Ma più di tutto, questo viaggio mi ha regalato una cosa che avevo dimenticato: il tempo lento.
Quello che non si misura in minuti, ma in respiri profondi, in occhi che si posano, in passi senza meta.
Le Cinque Terre non sono solo un luogo da visitare, sono una lezione da imparare.
Su come si può vivere con poco, ascoltare di più, e ricordarsi che la bellezza non va cercata: va accolta.
E io l’ho fatto, con gratitudine e con il cuore aperto come una finestra vista mare.











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