Londra, tra nebbia e rivelazioni

Il treno rallenta mentre fuori il cielo si fa sempre più grigio, come se Londra stesse respirando attraverso veli di lana sottile.
Quando metto piede sulla banchina di St Pancras, il profumo di metallo umido e caffè appena versato mi avvolgono senza fretta.

Cammino lentamente sotto le volte di mattoni rossi, con lo zaino stretto sulle spalle e il cuore che finge calma.
E’ come se tutto fosse sospeso qui a Londra : il tempo, il respiro, i pensieri.
Mi siedo su una panchina di legno e guardo la gente passare. Alcuni corrono, altri sembrano portare addosso lo stesso peso lieve e nostalgico che sento io.
E’ l’inizio di qualcosa. Anche se ancora non so bene cosa.

Camden Town

Camden Town è una vertigine di odori e suoni.
Il mercato ribolle di spezie, fritti, stoffe lucide e risate.
Ogni angolo è un tentativo di essere qualcosa, o forse di smettere di esserlo.
Cammino tra magliette punk, piercing dorati e vestiti usati che raccontano più vite di quante potessi immaginare.

Mi ritrovo a riflettere su chi ero stata, su chi credevo di dover essere.
In un vicolo laterale, un ragazzo con i capelli blu legge poesie ad alta voce davanti a una porta rosa.
Mi fermo, ascolto qualche verso e penso a quando anche io scrivevo senza paura, senza filtri.
Camden non mi dava risposte. Ma mi faceva domande giuste.

Primrose Hill

E’ un pomeriggio quieto quando raggiungo Primrose Hill.
Le foglie scricchiolano sotto le scarpe e il cielo sembra una coperta grigia tirata fin sopra la testa del mondo.
Salgo piano, come se ogni passo mi allontanasse da una me stessa passata.

Arrivata in cima, Londra si apre davanti a me come una mappa disegnata col fiato.
Le guglie lontane, i grattacieli smorzati dalla foschia, il profilo elegante e stanco della città.
Mi siedo sull’erba fredda, penso ad un tempo in cui avevo paura di restare ferma.
Ora, invece, restare ferma è tutto ciò che voglio.
La nostalgia non punge, accarezza piano. E parla una lingua che, finalmente, capisco.

Trafalgar Square

A Trafalgar Square la gente sembra ondeggiare come acqua.
Turisti, pendolari, venditori ambulanti: ogni volto un tempo diverso.
Mi appoggio al bordo della fontana e ascolto le voci mescolarsi come strumenti in cerca di un accordo.

Mi sento dentro e fuori allo stesso tempo.
Parte del brusio, ma distante abbastanza da osservare.
Un uomo che lancia briciole ai piccioni. Una bambina che cerca di afferrare bolle di sapone.
E io lì, a chiedermi quante vite si possono incrociare senza mai toccarsi davvero.
Fu in quel momento che ho smesso di cercare risposte. Ho cominciato, semplicemente, a lasciarmi attraversare.

Covent Garden

Covent Garden è un palcoscenico senza sipario.
Il ciottolato sotto i piedi, i lampioni accesi troppo presto, i violinisti che raccontano storie senza bisogno di parole.
Mi fermo davanti a uno di loro, un anziano dagli occhi chiusi e le mani tremanti ma sicure sull’archetto.

La musica si solleva leggera e triste, come un ricordo che non si lascia dimenticare. Guardo le persone intorno, alcune distratte, altre con il fiato sospeso.
Penso a tutte le volte in cui avevo ignorato la bellezza perché avevo troppa fretta.
Quel violino, quel momento, erano un promemoria: la vita, a volte, è tutto lì. In una nota stonata che ti prende alla gola.

Notting Hill

La pioggia cade all’improvviso, gentile e costante, mentre cammino per le vie pastello di Notting Hill.
Le case sembrano biscotti colorati sotto un velo di zucchero filato. Apro l’ombrello e continuo a camminare senza fretta, come se Londra volesse mostrarsi solo a chi sa rallentare.

Entro in una piccola libreria per ripararmi. Lì, tra scaffali traboccanti e l’odore di carta vissuta, trovo un vecchio libro con una dedica scritta a mano: “Perché ogni storia, anche quella che non sai di cercare, ti trova.” Lo presi immediatamente con me. Come fosse un messaggio. Come fosse la chiave di tutto.

Tamigi

E’ sera, il vento soffia leggero lungo gli argini del Tamigi, portando con sé l’eco delle risate lontane e il profumo tiepido dei pub affollati.
Cammino sul lungofiume mentre le luci della città si riflettono nell’acqua come pensieri dispersi.

Ogni passo è un sussurro, ogni lampione un ricordo.
Guardo la London Eye, la ruota panoramica, ruotare lenta, e per un attimo penso a tutte le volte in cui ho avuto paura del buio.
Ora, invece, il buio sembra solo un’altra forma di quiete, un invito a guardare più a fondo. Londra, di notte, è una confidenza sussurrata all’orecchio dell’anima.

Londra non mi ha mai chiesto chi fossi, ha solo aperto i suoi quartieri, le sue piogge, i suoi silenzi, e mi ha lasciata scoprire da sola.
Ogni passo era una pagina, ogni incontro un punto a capo.

Quando salgo sull’aereo per tornare a casa, ho la valigia più leggera ma lo sguardo più pieno.
Ho capito che la nostalgia non è mancanza, è memoria viva, è eco dolce.
E Londra, con la sua bellezza sfumata e discreta, mi ha insegnato che anche le nebbie possono rivelare profondi segreti dell’anima.

2 risposte a “Londra, tra nebbia e rivelazioni”

  1. Avatar Katia

    Mi sono persa nelle tue emozioni che hai provato (e raccontato): appena ho chiuso gli occhi mi sono vista lì con te in una città sconosciuta per me!

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  2. Avatar Viaggio in Scozia: diario di un’avventura tra castelli, natura e leggende – Saretta tra le nuvole

    […] di tornare in Italia ci fermiamo due giorni a Londra. Alloggiamo al Holiday Inn di Luton e ci muoviamo in treno e metro verso il […]

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sono Saretta

Un’appassionata sognatrice con tante storie da raccontare. Sono autrice di romanzi, addetta stampa per autori e artisti, ma soprattutto un’amante instancabile del mondo e delle sue meraviglie.

In questo blog voglio portarvi con me, condividendo la mia passione per il viaggio, per le storie che si nascondono dietro ogni angolo e per le esperienze che trasformano ogni tappa in una scoperta.